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FIMP Piemonte
LA STORIA E L'ORGANIZZAZIONE DELLA PEDIATRIA DI FAMIGLIA IN ITALIA
Dott. Giuseppe Di Mauro, Dott. Lorenzo Mariniello, Dott. Roberto Liguori
Pediatri di famiglia ASL CE2 - Regione Campania
Gli anni '60 sono considerati, a giusta ragione, come gli anni migliori della storia italiana.
Hanno rappresentato certamente gli anni del "boom economico", della "dolce vita", delle "vacanze al mare e/o in montagna per tutti", della "Seicento", delle "cambiali", dei "paparazzi di via Veneto", dei "Kolossal di Cinecittà". Ma è stato lo stesso anche per lo stato di salute dei cittadini?
In realtà i dati sulla mortalità e sulla morbilità della popolazione non si discostano troppo da quelli degli anni anteguerra. E ciò è tanto più vero se si considerano i soggetti in età infantile.
Alla fine degli anni '60 la mortalità infantile incideva ancora considerevolmente sull'età 0-6 anni.
C'era uno stridente contrasto tra la qualità esteriore, apparente, del benessere sociale e lo "stato sociale" in senso stretto, considerando l'integrità dello "stato di salute". Erano, però, fortunatamente, gli anni del grande impegno scientifico, industriale, imprenditoriale.
Le condizioni per la nascita della pediatria di famiglia si produssero a Torino nella FIAT allorquando il Presidente dell'epoca, ing. Vittorio Valletta, intuisce che era possibile incrementare i profitti aziendali diminuendo assenze, malattie e infortuni dei dipendenti. Nasce così una mutua aziendale con cui sono convenzionati non solo i medici generici, ma anche pediatri che garantiscono l'assistenza ambulatoriale e domiciliare ai bambini.
Il 14 Settembre 1966 nasce il Sindacato dei Medici Pediatri di Torino e provincia, una ristretta cerchia (inizialmente solo 17) di specialisti e di cultori della specialità che avevano il compito specifico di salvaguardia dello stato di salute, nel concetto più ampio del termine, dei figli dei dipendenti della grande azienda torinese: segretario il dr. Giorgio Giorgi. La felice riuscita dell'esperienza fece sì che, in breve, in molte Regioni del Nord Italia si copiò l'esperimento e sorsero, quindi, quasi contemporaneamente associazioni similari in ogni città. Il 21 Febbraio del 1971, ad opera di Gian Cesare Lamberto, avvenne l'unificazione delle varie sigle sindacali locali in una sola sigla nazionale che, sin dall'inizio, prese il nome di Federazione Italiana dei Medici Pediatri (FIMP).
Attraverso varie vicissitudini e 5 differenti Presidenti (lo stesso Lamberto, dal 1971 al 1989; Roberto Zamboni dal 1989 al 1990, Giancarlo Murcio, dal 1990 al 1994; Sandro Angeloni, dal 1994 al 2001; Pier Luigi Tucci, dal 2001 a tutt'oggi), la Federazione Italiana dei Medici Pediatri ha saputo conquistarsi un posto di rilievo nel panorama sanitario italiano.
Nel 1978, negli ultimi giorni dell'anno, con la Legge 833 sono abolite le Mutue e con l'istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, l'assistenza sanitaria viene estesa a tutti i cittadini. Il SSN stabilisce che ad ogni cittadino devono essere garantiti "una eguale tutela della salute e livelli uniformi di assistenza medica, specialistica, ospedaliera". Viene enunciato il principio della tutela globale della salute del bambino, fino al termine dell'età evolutiva, da parte di una figura professionale: lo specialista pediatra di libera scelta.
La prima convenzione per la pediatria extraospedaliera, definita sin da allora "pediatria di libera scelta" viene stipulata nel 1979, ma è ancorata totalmente agli schemi che normano la medicina generale. Da quella data l'assistenza al bambino, che sino ad allora era esclusivamente di competenza del medico di medicina generale, è affidata anche al pediatra. Precisamente è la fascia di età 0-12 anni che può essere assistita anche dal pediatra.
Dopo 2 anni, 1981, un nuovo accordo tra FIMP e parte pubblica sancisce il principio della esclusiva 0-6 anni, mentre i bambini da 6 a 12 anni possono continuare ad essere assistiti anche dal medico generale.
Nel 1984 vi è un nuovo contratto che prevede esclusivamente una rivalutazione economica.
Dopo tre anni, 1987, con il ministro della Sanità di allora, on.Donnat-Cattin, l'età pediatrica viene estesa a 14 anni.
Il contratto del 1990 non prevede novità di rilievo.
Ma l'accordo del 1996 modifica notevolmente la pediatria di famiglia. Per la prima volta si apprezza una netta separazione rispetto alla convenzione per la medicina generale.
Si dà particolare rilievo alla prevenzione al fine di promuovere un pieno benessere psicofisico e sociale del minore dalla nascita all'adolescenza. Si passa da prestazioni pagate esclusivamente a quota capitaria ad una distinzione delle prestazioni in due grossi elenchi:
1) Compiti remunerati a quota fissa (quota capitaria):
o Tutela della salute del proprio assistito che si estrinseca in compiti diagnostici, terapeutici, preventivi e di educazione sanitaria
o Visite ambulatoriali e domiciliari a scopo diagnostico e terapeutico
o Consulto con lo specialista
o Consulti con l'ospedale in caso di ricovero dell'assistito
o Prescrizione farmaceutica
o Richiesta di indagini specialistiche, proposte di ricovero e/o di cure termali
o Certificazioni ai fini della riammissione alla scuola e ai fini dell'astensione dal lavoro del genitore a seguito di malattia del bambino
o Tenuta e aggiornamento di una scheda sanitaria pediatrica per ogni paziente
o Certificazione di stato di buona salute per lo svolgimento di attività sportive non agonistiche in ambito scolastico
2) Compiti a quota variabile, cioè remunerati in base al numero delle prestazioni effettuate, molte delle quali possono essere svolte facoltativamente dai pediatri.
Questi ultimi sono affidati, per lo più, all'attivazione di specifiche trattative regionali in modo da adattarsi, quanto più flessibilmente possibile, alle diverse esigenze locali.
Gli accordi regionali, in particolare, sono chiamati a normare:
o L'esecuzione delle visite filtro (bilanci di salute) codificati nei rispettivi libretti pediatrici regionali e ciò sia al fine di standardizzare e uniformare l'operato del pediatra di famiglia (controllo auxologico, educazione sanitaria, screening, vaccinazioni, alimentazione ecc.) sia al fine di ottenere dati da utilizzare da parte del dipartimento materno-infantile per valutazioni epidemiologiche e per indirizzare gli interventi sulle collettività distrettuali.
o L'assistenza programmata a domicilio
o L'assistenza programmata nelle strutture residenziali e nelle collettività
o L'assistenza in zone disagiate
o Le visite occasionali
o Le prestazioni aggiuntive
o L'informatizzazione degli studi pediatrici e la collaborazione informatica con le ASL
o Il potenziamento dello studio con personale dipendente
o La pediatria di gruppo
o Le vaccinazioni
o L'esecuzione di eventuali screening
Nell'attuale accezione, il Pediatra di Famiglia è il vero ed unico tutore della salute globale del bambino, dalla nascita a tutta l'età evolutiva, ed è colui che si fa garante, in ogni situazione del principio fondamentale della Costituzione Italiana, quello della "parità dei diritti all'assistenza ed alla salute per tutti i cittadini indipendentemente da qualsivoglia differenza di ordine economico, sociale, religioso e/o razziale.
I dati epidemiologici degli ultimi anni parlano di drastico miglioramento delle statistiche di morte e di morbilità in età pediatrica, di netto miglioramento della qualità di vita e di salute dei bambini e degli adolescenti, di scomparsa di gravi condizioni epidemiche, di riduzione del numero e dei tempi di ricovero ospedaliero. A tali risultati hanno contribuito la miglior assistenza neonatale ospedaliera, le campagne vaccinali, la crescita economica e culturale, ma soprattutto la qualità dell'assistenza sanitaria territoriale fornita nei primi periodi della vita. Tale "miracolo sanitario" è principalmente da addebitare alla possibilità di avere per qualunque problematica infantile, la disponibilità di un professionista specifico qual è il Pediatra di famiglia. Il continuo contatto tra bambino e sanitario, tra famiglia e sanitario, tra ambiente sociale e sanitario, non può che portare ad una continua crescita della qualità di vita e del benessere psicofisico.
La FIMP si rispecchia nell'organizzazione della Pediatria di famiglia perché di essa ne rappresenta il motore e l'anima, la guida e la tutela. Per cui la FIMP si identifica nella pediatria di famiglia e viceversa.La FIMP ha difeso attraverso le successive trattative contrattuali lo stato economico e giuridico della pediatria di famiglia ottenendo un giusto riconoscimento della qualità e dell'intensità dell'attività svolta sul territorio. In ogni successivo contratto di lavoro ha avuto il coraggio di incrementare l'aspetto economico "a quota variabile", sicura dell'impegno e della valenza dei propri iscritti. Ha preteso l'incremento e la verifica del proprio lavoro, della qualità della propria professionalità, del proprio grado di preparazione culturale e scientifica. E' proprio sul campo della professionalità e dell'aggiornamento, la cosiddetta "Formazione continua permanente", che la FIMP intende investire per il futuro.
E in questa direzione vi è un altro ambito progetto, che è ormai realtà, che l'attuale dirigenza FIMP si propone di realizzare nell'immediato futuro: la formazione dei quadri sindacali con l'istituzione di un'apposita e specifica scuola (Scuola Nazionale Formazione Quadri). Ciò perché nell'attuale scenario socio-sanitario e politico ove ciascun componente è puntualmente e adeguatamente addestrato al ruolo che ricopre, non è più ammissibile, se risultati si vorranno ancora ottenere, interagire con una classe sindacale non altrettanto formata. Nel corso degli anni la FIMP ha allargato il campo delle sue competenze in modo da soddisfare tutte le esigenze del pdf (aggiornamento, ricerca, tutela legale e previdenziale, problematiche fiscali, economia sindacale). E' in tale percorso che nel 1998 è stato istituito il "Centro Studi" che è un organismo di valenza tecnico-scientifica che opera come supporto al Comitato Centrale su specifiche aree e settori di interesse per il perseguimento delle finalità statutarie FIMP.
Nella convenzione del 1996 (DPR 613) è codificata l'importanza della prevenzione da attuarsi attraverso lo svolgimento di un programma di visite filtro definite bilanci di salute da erogare in tappe predefinite per "il controllo dello sviluppo fisico-psichico e sensoriale", "l'identificazione dei fattori di rischio, la compilazione di "un libretto sanitario individuale, "l'esecuzione di screening e di interventi di educazione sanitaria". Il pediatra di famiglia gioca un ruolo importante nell'educazione alla salute, dato che ha un contatto frequente e prolungato con il paziente e i suoi genitori per cui può modificare in senso positivo il loro stile di vita. Il contatto regolare in occasione dei bilanci di salute permette al pediatra di famiglia non solo di consigliare i genitori e i ragazzi, ma anche di verificare nel tempo l'efficacia dei suoi interventi e delle sue indicazioni.
L'ultima convenzione del 2000 (DPR 272) stabilisce che "Le regioni possono, nell'ambito della propria autonomia di programmazione, prevedere l'attivazione del Progetto salute infanzia che rappresenta un qualificato sviluppo del programma delle visite età filtro previsto nel precedente accordo".
Il progetto salute infanzia parte dalla esperienza effettuata con l'istituto dei bilanci di salute e recepisce le indicazioni legislative dei piani sanitari nazionali e regionali, il riordino del SSN fatto con la Legge 229/99, il piano nazionale vaccini 2000, il progetto obiettivo nazionale materno infantile, le numerose leggi e raccomandazioni nazionali e internazionali a tutela dei diritti del bambino e le raccomandazioni sui bisogni di salute enunciati dall'OMS e da altre organizzazioni umanitarie. Rappresenta un progetto che inizia con la nascita del bambino e lo accompagna sino al termine della crescita monitorandone lo sviluppo psico-fisico-relazionale nel contesto della sua famiglia e del suo inserimento sociale. E' rivolto al singolo bambino, ma l'applicazione sistematica a tutti i bambini di un programma di controllo con metodologie e tempi ben definiti finisce per avere importanti risvolti di collettività.
Con l'attivazione del progetto salute infanzia sono prevedibili importanti traguardi come l'incremento dell'allattamento materno, il miglior controllo degli incidenti domestici, l'instaurazione di un consolidato rapporto di fiducia con la famiglia, campagne promozionali educative sull'importanza delle attività motorie, sulle abitudini alimentari, sulle problematiche del fumo, sull'uso delle droghe, l'assicurare un ottimale sviluppo psicomotorio e fisico, un ottimale inserimento sociale dell'individuo nonché un valido supporto al programma vaccinale, soprattutto in previsione della caduta dell'obbligatorietà.
Al fine di dare una risposta alle necessità di continuità assistenziale, almeno diurna, lo stesso ACN ha fortemente incentivato le forme di assistenza associative come la pediatria di gruppo, la pediatria di associazione, la pediatria in rete. L'obiettivo delle forme associative è quello di migliorare la qualità del servizio di assistenza pediatrica di primo livello (efficacia) e l'accessibilità al servizio (efficienza).
L'ACN 272/2000 incentiva anche le prestazioni diagnostiche ambulatoriali (self-help) la cui definizione demanda all'accordo regionale. Questo è da considerare un punto critico per la ristrutturazione della Pediatria di famiglia sulla via di una maggiore efficienza, efficacia e razionalità assistenziale.
Gli anni a venire rivoluzioneranno ulteriormente il modo di lavorare del pediatra a causa dell'aumento della richiesta di salute a fronte di risorse economiche sempre più esigue, del miglioramento della ricerca tecnologica, della regionalizzazione del sistema sanità.
Già da oggi si intravedono obiettivi prioritariamente legati ad un più ottimale utilizzo del tempo disponibile.
I miglioramenti nella qualità dell'assistenza territoriale sono stati molti, evidenti e significativi. Si osservano sempre più spesso, tra i pediatri di famiglia, modelli di organizzazione ambulatoriale con dotazione di strumentario tecnologico (computer, telefonia mobile, internet), di personale (collaboratore di studio, infermiera pediatrica), di sistemi di controllo dell'attività professionale (appuntamenti su prenotazione, regolarizzazione dell'afflusso telefonico), di attrezzature diagnostiche adeguate ed efficaci.
La trasformazione in atto dell'assistenza pediatrica territoriale ha ottenuto risultati notevoli. La pediatria di famiglia rappresenta il fiore all'occhiello del SSN, rappresenta il servizio più apprezzato dagli utenti e ha ottenuto l'eccellente risultato di far considerare in tutto il mondo i bambini italiani quelli con il migliore stato di salute. Ancor più importante è considerare che la pediatria di famiglia è una forma di assistenza giovane, entusiasta dei risultati ottenuti, conscia che, con il proprio impegno, si potranno ottenere ulteriori risultati che potranno contribuire a decentrare ancor più l'assistenza sul territorio con beneficio non solo per gli assistiti ma anche per il corretto impiego delle risorse disponibili.